coppia

lo scambismo in una coppia

Lo scambismo, in una coppia, può essere un valore aggiunto, un test per verificare la reale forza del sentimento, ma non può essere visto come una sorta di terapia e di benedizione alla libertà sessuale irrispettosa.

 

Come scrivevo nel precedente articolo:

 

Ci sono alcuni problemi, in un rapporto di coppia, che sono latenti, per chissà quale motivo, eppure discuterne potrebbe essere un ottima soluzione, ma l’abitudine di vita, la situazione, magari, di convenienza economica e di alloggio, porta a evitare di esporsi ed esporre le reali problematiche. Cosi molti, afflitti da un rapporto triste e magari ormai scarno di passione fisica e mentale, trovano al di fuori, la distrazione, la nuova storia che sognano di vivere.

 

Infatti lo Scambismo è visto, per chi non lo pratica, una sorta di tradimento con l’approvazione reciproca, ma per chi lo pratica non è cosi: è saper scindere sesso e sentimento, fiducia e sana gelosia, cosi che lo Scambismo (Swinger) diventi una distrazione sana e intrigante del gioco sessuale nella coppia, aiutandoli, così, a riscoprirsi e a fortificarsi. Di contro, può essere la rovina di una relazione. Conosco coppie scambiste che hanno avuto quello stile di vita per un po’ di tempo e le vedo ancora oggi felici, tenersi per mano, toccarsi, baciarsi e cercarsi. Poi vedo coppie, sempre presenti nelle messe e attività parrocchiali, coppie che hanno conformato il loro percorso di vita alle regole del matrimonio ecclesiale, conservatrici, che, a malapena, si parlano in pubblico.

 

Lo scambismo può far bene alla coppia?

 

Alcune coppie preferiscono andare in posti esotici, altre in crociera, per far ripartire il proprio rapporto fuggendo dalla routine, per poi tornare, sperando di essere cambiati e rafforzati. Poi ci sono quelle coppie che usano il loro tempo libero, quindi bene o male tutto l’anno, parlando della loro unione e vita e sperimentando sessualmente nuove idee, giochi anche mentali e, perchè no, anche accogliendo altre coppie, singoli o singole, nella loro sessualità.

Raccontiamo la storia di Marco e Giada, nomi di fantasia. Marco e Giada, rispettivamente 48 e 45anni, si sono sposati 5 anni fa, matrimonio civile dato che entrambi sono divorziati. Hanno figli da precedenti relazioni, di 4 e 17 anni. Vivono nella provincia Fiorentina, dove lavorano come impiegati. Il tempo libero lo passano a camminare con i loro cani, a fare puzzle e a vedere nuovi film o serie tv.  A volte vanno in un locale di Scambisti aperto da qualche anno, The Gamer, una discoteca dedicata, ed è proprio li che li ho conosciuti. Come per me, anche per questa coppia, il sesso occasionale con estranei è un’attività ricreativa come qualsiasi altra.

 

Come è iniziato

 

Fu Marco a proporre l’idea di iniziare a capire e scoprire cosa fosse lo scambismo. Lui, anche se nervoso nell’esprimere questo desiderio, pensò che sarebbe stato un buon modo per spezzare la monotonia del matrimonio, che sentiva potesse giungere, vista la passata esperienza matrimoniale. Lo suggerì, per la prima volta, nel bel mezzo di una cena intima a lume di candela, ma, malgrado l’atmosfera, Giada non impazzi di gioia, a tale proposta. “All’inizio era piuttosto esitante,” mi disse Marco.

“Ero un po’ sconvolta”, ricorda Giada.” Ma con un po’ di romanticismo mi convinse: sono una persona aperta, quindi per lui ero disposta a provare, per renderlo felice e per capire se, poi  sarebbe piaciuto ad entrambi o sarebbe rimasta una fantasia su cui giocare solo noi due.”

 

La loro prima volta…

 

Ci vollero quasi sei mesi, dopo il consenso di Giada, per preparare e trovare un luogo adatto a loro. Marco cercò online, siti di scambismo, poi studiò le recensioni e lesse i consigli, che altre coppie fornivano, finché arrivò a scegliere un nuovo locale, da poco aperto, e perchè nuovo, sicuramente poco affollato, sembrava accogliente da come vide nelle foto del sito. Cosi Marco e Giada si avviarono alla loro prima serata swingers.

Entrambi rimasero molto colpiti dall’atmosfera sorprendentemente serena, una discoteca a tutti gli effetti con stanze e luoghi accoglienti. Le stanze al piano superiore erano con letti ampi e comodi, tutte dotate di dispenser con gel lavamani e fazzoletti. “All’inizio non mi sentivo a mio agio, timido e un po’ e nervoso,” raccontò Marco. “Non sono una donna da discoteca”, aggiunge Giada. “Io non faccio clubbing, non bevo, quindi per me ci è voluto un po’ più tempo per aprirmi e parlare con la gente“. Tuttavia non era sola: c’erano, in realtà, parecchi frequentatori che non bevevano. “Non è un posto dove tutti sono ubriachi“, spiega Marco.

Dopo aver esaminato la scena, ognuno si concentro’ sui potenziali partner e iniziò conversazioni casuali. “Non è che ti butti nel letto”, dice Giada. “Inizi a parlare con loro e li conosci un po’”. Sembrava tutto abbastanza normale, tranne per gli argomenti di conversazione. Normalmente quando le persone si incontrano per la prima volta, le discussioni si basano essenzialmente sul che fai e dove vivi, ma qui si aggiunge la nota del sesso, la libertà di parlarne senza remore, tabù.”

Tutto si svolge come un discoteca normale, si balla e se si vuole si beve. Giada notò una cosa, “nessuno turba le donne, sono tutti gentili, nessun approccio sgarbato, neanche dai singoli.” Se vuoi balli, se vuoi ti intrattieni, se vuoi provochi, se vuoi ti dirigi nelle stanze dedicate. Nelle stanze, puoi solo farti vedere, mentre fai sesso, chiudendo la porta e dalla finestrina dai spettacolo, oppure lasci aperta la porta e accogli chi vuoi tu e fai sesso con chi ti piace.

 

La loro prima serata passò…

 

Al loro rientro dalla prima serata, Giada e Marco mi raccontarono che, quasi contemporaneamente, si posero la classica domanda: “come è stato per te?” Domanda che ho posto anche io, ma che che Giada non soddisfò: “Ne abbiamo parlato perché voleva conoscere le mie sensazioni, per rassicurarmi che non ci fosse gelosia”. Insieme, decisero che era qualcosa di apprezzato e avrebbero continuato a fare.

 

Sistemarsi in una routine

 

Nel giro di pochi mesi, la coppia creò un modello. Frequentavano un evento o locale di scambisti, ogni tanto, abbastanza da poter essere definiti “regolari”, ma non così tanto da considerarsi parte di quel gruppo.

Frequentavano varie feste. Alcune limitate solo a persone di mezza età, altre che includevano persone di età diverse. Giada preferisce una varietà di età, anche se non sta cercando di essere un puma. “I più giovani non fanno niente per me” sorride.

Al contrario, Marco preferisce la serata solo over 50. “Le donne più mature sono più … istruite”, azzarda. “Esperienza”, suggerisce Giada. “Esattamente,” concorda Marco.

Negli incontri, non hanno mai voluto portare a casa nessuno, di quelli che conoscevano: “giochiamo sempre e solo nei locali o negli eventi” spiega Marco “Il sito dove siamo iscritti lo usiamo per fissare o trovare eventi e me ne occupo io. Di conseguenza non accettiamo di andare ospiti in case altrui, a meno che non sia per una festa.” Alla mia domanda se il loro scambismo era condiviso nella stessa stanza o in separata sede, Giada mi risponde: “preferiamo giocare insieme, raramente ci separiamo, e se accade, comunque non torniamo mai da soli a casa, ci aspettiamo. Inoltre ho scoperto che le attenzioni femminili molto appaganti, quindi, se siamo tutti insieme meglio”.

 

Come lo scambismo ha aiutato il loro matrimonio

 

Finora, la loro vita sessuale affollata non ha influito negativamente sulla loro unione, tutt’altro: “È meglio”, dice Marco “Siamo solo più forti“, concorda Giada: “C’è una certa energia che scaturisce dalla libertà, perché sai che puoi fare quello che vuoi.” Entrambi dicono che, con lo scambismo hanno imparato a sentirsi “meno intrappolati” nella loro relazione a lungo termine.

Non importa quanto tu ami qualcuno, le cose possono diventare stantie“, spiega Marco. “Aggiungendo altri partner sessuali nel mix, si mantiene tutto più fresco – incluso il sesso con la persona con cui sei impegnato. Non avendo confini così rigidi, ci siamo aperti di più l’uno con l’altra”.

Marco e Giada quando parlano con coppie che vorrebbero provare questo stile di vita consigliano: “Assicurati che sia qualcosa che vuoi davvero fare, perché la gelosia può rapidamente insinuarsi e distruggere una relazione“, avverte Giada. “Devi assicurarti che sia qualcosa con cui ti senti a tuo agio.

 

Conclusione

 

Questo è un racconto di una delle tante coppie, un parere, la loro visione, il loro modo di vivere lo Scambismo. Essere una Coppia Scambista non significa essere stereotipati in una forma, non significa che tutti vivono lo scambismo alla medesima maniera. Siamo vari nel vivere una relazione, ognuno ha le sue vedute in fatto di coppia e sesso, di conseguenza anche in questo stile di vita ci saranno varietà di stili e modi nel vivere e sentire lo scambismo. Dipende da Voi, dipende da te, non esiste una regola per iniziare, esiste la tua capacità di vivere la tua relazione in maniera stabile e forte.

coppia scambista, chi sono e come si fa ad esserlo

La coppia scambista oggi è un po’ più “sdoganata”, ma ancora molti la vedono come una coppia pervertita e insoddisfatta. Ma è realmente così? Personalmente, ho scoperto diversi lati positivi, nelle mie relazioni, compresa l’attuale, nel vivere un simile “stile di vita”.

La pratica scambista sembra che, negli ultimi anni, sia divenuta più socialmente accettata, anche se, per molti, è ancora vista come una pratica immorale e scandalosa, soprattutto chi fa del legame di coppia un possesso o un contratto con la chiesa.

Ci sono problematiche, in un rapporto di coppia, che vengono spesso nascoste alle parti in gioco, per chissà quale motivo, eppure il discuterne potrebbe essere un ottima soluzione, ma l’abitudine di vita, la situazione, magari di convenienza economica e di alloggio, porta a evitare di esporsi ed esporre tali problematiche. Così molti, afflitti da un rapporto triste e magari ormai scarno di passione fisica e mentale, trovano fuori la distrazione, la nuova storia che sognano di vivere.

Ci sono delle regole per essere Coppia Scambista?

la coppia scambista

La regola numero uno, per qualsiasi coppia che vuole diventare coppia scambista, deve essere la comunicazione, deve saper comunicare all’interno del rapporto, senza timori, vergogna e imbarazzo. Sentimenti, pensieri e paure devono poter essere espressi apertamente, prima e dopo. La pianificazione è la chiave perché una volta che è successo, non si può tornare indietro.

Le coppie dovrebbero esprimere le loro paure, idee e pensieri molto prima di fare il primo passo per diventare scambiste. Bisogna essere in grado di prepararsi, bisogna essere chiari sulle intenzioni reciproche: “Stai solo cercando una nuova esperienza insieme?” “Stai bene con l’esperienza?” Bisogna esporre i propri limiti, con i quali ti trovi o meno a tuo agio, molto importanti e degni di essere rispettati. Se sei in una coppia e coinvolgi la sola femmina, ti sentiresti a tuo agio con un uomo in mezzo a voi? O più uomini? O preferisci un’altra coppia con voi? Sei disposto a “giocare” separati gli uni dagli altri? Cerca di immaginare ogni possibile scenario e preparati a questo.

Un argomento di cui molte coppie non parlano è il futuro. Cosa succede se uno dei due nella coppia non ama realmente l’altro partner? I problemi che si manifestano dopo l’evento scambista non sono altro che situazioni latenti di degrado affettivo e di problemi di coppia e, sicuramente, azioni del genere sviluppano un veloce deterioramento del rapporto.

Entrambi avete deciso che la vostra relazione sia abbastanza sicura da provare una avventura scambista? La maggior parte delle coppie, soprattutto all’inizio, ha il timore di essere “scoperta” da colleghi, familiari o amici. La tendenza è di rimanere in anonimato. Questo può rendere difficile, per una nuova coppia scambisti, trovare altre persone del giro. Siti come Annunci69 possono essere un trampolino di lancio valido, c’è anonimato, si può interagire, non necessariamente si può dire l’esatto luogo di residenza, magari si possono spostare i giochi in zone dove sappiamo che non ci siano conoscenze dirette. Ad ogni modo, si gioca alla pari, se io conosco te sul sito significa che ci interessano le stesse cose, punto! Da tali siti si può arrivare anche a conoscere locali e feste dedicate, tutto diventa più semplice e fluido.

Ora non ho intenzione di entrare in quello che succede nelle feste o locali, lo affronterò in un prossimo articolo.

I possibili ostacoli

In una coppia il problema di base è il senso del possesso, come diceva Battiato, che coinvolge entrambi ed entra prepotente ancor prima della gelosia. Il fatto che lei o lui “sia Mio” provoca stati d’animo anche feroci, si passa dall’invidia all’espressione della virilità, dalla gelosia all’ossessione. Solitamente, la coppia che è moderatamente gelosa, non arriva a provare fastidio nella situazione scambista, purché non avvenga in stanze separate. L’atto erotico, sessuale, deve avvenire sotto gli occhi di tutti e due, è li che per la maggior parte si scatena il piacere mentale, si giunge all’orgasmo mentale e fisico in maniera più intensa. In pochi sanno spiegare il motivo di tale piacere, di vedere il proprio partner che fa sesso con un estraneo o estranea, non lo so spiegare neanche io, eppure lo pratichiamo a volte, ci appaga a entrambi il vederci con altri. Per alcuni, l’atto di lasciare ad altrui individuo il proprio partner per poi tornare insieme e vivere la loro intimità sessuale più intensamente, è come una prova, un riscatto, una conferma della loro unione, dell’ego individuale: “Sono sempre meglio io, torna sempre da me, non c’è nessuno come me per lei/lui!”.

coppia scambista più forte

La coppia Scambista è più forte?

La coppia si può fortificare perchè sa che non deve nascondere niente, esiste una libertà unica, una condivisione dei propri interessi, piaceri e desideri. Nasce cosi uno sorta di certezza che è fondamentale nella coppia: la sicurezza del sentimento, la consapevolezza di ciò che proviamo per il nostro partner. Durante un incontro scambista, l’atto sessuale promiscuo non è altro che immagini e corpi che si mescolano dando piacere mentale e fisico, come scrivevo sopra. Le immagini appagano, tanto da giungere all’orgasmo in maniera più forte. Vedi il tuo partner che ti guarda e ti chiede l’approvazione, osservi il suo piacere, che è diverso da quello che vedi quando lo fa con te, lo sguardo è diverso, è quasi animalesco, non c’è sentimento, ma “egoismo”, “vanità”.

L’esperienza dovrebbe essere qualcosa che si fa insieme, anche se siete separati. Imparerete i trucchi per mostrarvi a vicenda, nel tempo, le regole stabilite all’inizio si allenteranno. Vi sentirete più a vostro agio con gli incontri quando vi accorgerete di essere d’accordo e di incoraggiarvi a vicenda.

Tu che stai leggendo, devi imparare a pensare più al tuo partner che a te stesso. Dimentica tutti i pensieri come “gli piace di più”, o “non posso compiacere il mio partner in quel modo” . Pensa invece, quanto hanno apprezzato il tuo partner perché è bello, sensuale, eccitante, costruttivo: “Devo provare a compiacere il mio partner in quel modo”. Queste cose ti aiuteranno, ti faranno sentire meglio con te stesso, ti motiveranno a migliorare e diventerai più sicuro, la prossima volta. Renditi conto che negli incontri da scambista tutto sarà estremamente forte, la carica sarà intensa ed erotica. Il tuo partner potrebbe essere molto più eccitato di quanto tu non abbia mai visto prima, ma non prendere questo come qualcosa contro te stesso. È molto probabile che l’esperienza darà molto valore a se stesso e lo ricambierà. Sii felice di aver visto il tuo partner con quel livello di intensità erotica.

Conclusioni

Io e mia moglie facciamo sempre sesso dopo, da soli, ma non è solo sesso: Facciamo l’Amore. Può sembrare sciocco, ma è una specie di cerimonia di chiusura. Il giorno dopo ne parliamo. Le prime volte è stata una conversazione più approfondita. Ora ci limitiamo al chiedere se siamo stati bene, ma da li può nascere un argomento di conversazione e confronto, perchè è comunque divertente parlare di un momento speciale in cui sai che è piaciuto a entrambi.

Alla fine inizierete a notare gli effetti nella vostra vita personale. Farete più spesso l’amore e sesso, creativo e migliore. Inizierete ad avere più fiducia, entrambi. Ma voglio avvertirvi: vivere da coppia scambista può essere come una droga, alla fine rischierete di voler di più. Come le terapie per star meglio, ansiolitici o altri psicofarmaci, potrebbe indurvi, o peggio indurre solo uno di voi, a voler di più, a pensare che senza quelle serate e incontri il vostro rapporto possa decadere. Inoltre non è una terapia di coppia, come ho scritto sopra, se c’è del marcio nella coppia, esce, non sarà facile risolverlo se di base manca una sana comunicazione e un forte sentimento.

Appuntamenti: Cosa accade nei primi incontri?

Non sembra, ma ciò che accade nei primi appuntamenti determinano ciò che sarà una futura relazione. C’è uno studio reciproco inconscio e una serie di rituali negli individui per poter piacere e capire con chi stanno interagendo.

I giorni che si susseguono nei primi appuntamenti determinano ciò che sarà una futura relazione, con i faccia a faccia ogni individuo ha l’opportunità di imparare di più sull’altro e determinare se c’è abbastanza intesa per perseguire la conoscenza.

La ricerca suggerisce che la comunicazione che avviene nei primi appuntamenti gioca un ruolo importante nella formazione delle relazioni romantiche (Bosson, Johnson, Niederhoffer, & Swann, 2006). I Primi apputamenti sono molto più di un semplice modo per conoscere punti di base sul tuo potenziale partner, è un momento in cui cerchi segnali di interesse verso te, e a loro volta, comunicano il tuo interesse.

Differenze di genere

Le differenze di genere sono ancora prevalenti in molte interazioni nei primi appuntamenti, ad esempio, alcuni studi hanno dimostrato che le donne sono più selettive degli uomini quando si tratta di scegliere un partner o incontrare un potenziale partner (Kurzban & Weeden, 2005).

Molte delle differenze osservate tra maschi e femmine durante i primi appuntamenti sono il risultato di “copioni sessuali”. Questi copioni danno alle persone il controllo su una situazione, ottenendo come risultato di consentire loro di cadere in risposte modellate (Rose & Frieze, 1993). Questi copioni spesso mettono gli uomini in un posto di relativa autorità durante il corteggiamento (Guarerholz & Serpe, 1985).

Nel discutere gli scenari tipici del primo appuntamento, Rose e Frieze (1993) hanno notato il verificarsi della stereotipazione di genere: il copione delle donne sono molto più reattive (cioè, valutano l’appuntamento), e gli uomini sono molto più proattivi (cioè, puntano sull’aspetto sessuale). In particolare, la loro ricerca ha mostrato che gli uomini erano in genere quelli che pianificavano l’appuntamento, controllano e tendono a dominare in pubblico e iniziano l’approccio sessuale. Le femmine tendevano ad essere più interessate al dominio privato (cioè alla loro apparenza) e dovevano presentare una risposta alle approcci sessuali.

Anche se i ruoli potrebbero cambiare, tali differenze di genere esistono ancora in gran parte delle persone nei primi appuntamenti. Eaton e Rose (2011), attraverso una rassegna di articoli pubblicati nel corso di 35 anni sulla rivista Sex Roles , fanno notare che esistono prove che dimostrano che gli stereotipi di genere rimangono prevalenti nei moderni incontri di appuntamenti.

Interpretazione del successo del primo appuntamento

In uno studio condotto con 390 partecipanti, incentrato sul comportamento interpretativo che tipicamente si verifica al primo appuntamento, sono state rilevate differenze di genere (Cohen, 2016). Il campione in questo particolare studio era prevalentemente femminile (75,4%), caucasico (61,8%) e tra 18 e 24 anni (72,3%).

Ai partecipanti sono state fornite 30 affermazioni che descrivono i potenziali comportamenti che i loro partner potrebbero mostrare in un primo appuntamento. Un esempio è “Ti abbraccia quando ti incontra”. Ai partecipanti è stato detto di valutare ogni comportamento su una scala Likert a cinque punti per ottenere la loro percezione di quanto il loro potenziale partner fosse attratto da loro. furono molto più selettivi, e potenzialmente giudicativi, sui comportamenti in un primo appuntamento. I maschi non permettevano che i comportamenti servissero come segnale che la partner era meno attratta da loro, mentre le femmine leggevano in molti dei loro comportamenti un’indicazione della loro attrazione per loro.

segnali negativi e positivi in un appuntamento

Segnali positivi

I risultati hanno parzialmente confermato dei precedenti di uno studio condotto da McFarland, Jurafsky e Rawlings (2013), in cui sia gli uomini che le donne avevano maggiori probabilità di segnalare un legame se la donna parlava di se stessa nel corso dell’appuntamento. Anche per quanto riguarda la conversazione le donne, in misura maggiore rispetto agli uomini, volevano creare e mantenere una vivace conversazione. Ciò potrebbe suggerire che molte donne si aspettano che l’uomo provi interesse dei loro argomenti, di loro stesse, durante l’appuntamento. In linea con questo punto di vista, le donne sentivano anche che quando un uomo pagava all’appuntamento, era un segnale che fosse attratto da lei.

Sembrava che i maschi usassero comportamenti di natura sessuale, come reindirizzare la conversazione sull’argomento del sesso, come segnale che che erano attratti dalla donna. Le femmine, d’altra parte, erano interessate alla discussione sul futuro del loro appuntamento. Le donne hanno anche usato il contatto fisico, come abbracci e baci alla fine dell’appuntamento, come indicazioni che erano attratte dall’uomo, un segno che gli uomini non sono gli unici a focalizzarsi sull’aspetto fisico.

Segnali negativi

Le donne consideravano molti comportamenti come segni negativi dell’attrazione del loro partner ipotetico nei loro confronti: ad esempio se le stringeva la mano indicava che non era attratto dalla donna. Un altro segno era che se alla fine della serata nel salutarsi evitava il contatto diretto. Le femmine consideravano negativamente la mancanza di partecipazione agli argomenti pur cercando di stimolarli.

Conclusione

È interessante notare che le differenze tra i sessi continuano ad emergere quando si tratta di incontri e corteggiamenti precoci, almeno nell’ambito delle relazioni eterosessuali. Anche se è improbabile che questi comportamenti cambino presto, notarli è utile, perché queste informazioni possono spiegare che cosa porta ad un primo appuntamento di successo. Questi risultati evidenziano anche l’importanza che maschi e femmine attribuiscono ai comportamenti che avvengono comunemente nei primi appuntamenti.

In un prossimo articolo parleremo dei copioni usati dagli individui per facilitare la conquista.

cosa accade ai primi appuntamenti

Riferimenti

Bosson, JK, Johnson, A., Niederhoffer, K., & Swann, W. (2006). Chimica interpersonale attraverso la negatività: legame condividendo gli atteggiamenti negativi sugli altri. Rapporti personali, 13 , 135-50.

Cohen, MT (2016). Non sei tu, sono io … no, in realtà sei tu: la percezione di ciò che rende un primo appuntamento di successo o meno. Sessualità e cultura, 20 (1), 173-191. doi: 10.1007 / s12119-015-9322-1

Eaton, AA, & Rose, S. (2011). La datazione diventa più egualitaria? Una revisione di 35 anni utilizzando ruoli sessuali. Ruoli sessuali, 64 (11/12), 843-862.

la gratitudine nella coppia è utile?

La gratitudine nella coppia è utile per sostenerci durante i periodi di difficoltà aumentando gioia e soddisfazione nel dare.

Ricordo anni fa di un amico, che dopo un incidente sugli sci di sua moglie, fu all’altezza della sfida di prendersi cura di lei, mi ricordo dei suoi racconti e di quanto fu per lui non sempre facile.

aiutare per amore o per obbligoIn questo articolo voglio affrontare la Gratitudine, cioè apprezzare ciò che fa il partner per l’altro e mostrarlo, quanto la cura verso il compagno/a di vita sia un collante alla coppia o un fattore critico che porta a vivere male per entrambi la situazione di una malattia, una disabilità, giunta all’interno della coppia, nel nucleo familiare. Ricordo anni fa di un amico, che dopo un incidente sugli sci di sua moglie, fu all’altezza della sfida di prendersi cura di lei, mi ricordo dei suoi racconti e di quanto fu per lui non sempre facile, ricordo che ha vacillato tra gratitudine e frustrazione per tenere la forza e la costanza di prendersi cura di sua moglie. Su questo ricordo ho deciso di affrontare l’argomento in oggetto, in quanto ho letto pochi giorni fa che uno studio suggerisce che la gratitudine nella coppia è utile per sostenerci durante i periodi di difficoltà aumentando gioia e soddisfazione nel dare. Non è stato facile per il mio amico, Le nostre relazioni intime sono una parte importante di una vita significativa. Ma cosa succede quando qualcuno che amiamo è malato o sta attraversando un periodo molto difficile, e siamo chiamati ad essere un aiuto ancora più forte e presente?

La custodia, la cura di qualcuno può essere una sfida, è particolarmente difficile quando i loro bisogni sono frequenti e a lungo termine. Un partner può sentirsi obbligato ad aiutare e farlo può portare poca gioia o senso di frustrazione, rendendo difficile da sostenere. E può essere altrettanto stressante per chi riceve assistenza.

In che modo le coppie possono migliorare questa dinamica?
Una nuova ricerca suggerisce che ciò che motiva le persone ad aiutare è cruciale e che la motivazione è influenzata sia dalle loro interazioni con la persona di cui si prendono cura che dalla vita al di fuori del rapporto di coppia.

Perché aiuti?

I ricercatori che studiano la motivazione identificano due tipi fondamentali:
la motivazione autonoma o intrinseca, quando fai qualcosa perché ti porta gioia, soddisfazione o significato.
La motivazione controllata o estrinseca, quando fai qualcosa per lealtà o perché ti sentirai colpevole se non l’hai fatto.
In ogni caso, finisci per aiutare, ma la motivazione autonoma si sente meglio e porta a risultati migliori.
Negli studi sulle situazioni d asssistenza come il mio amico, i ricercatori hanno scoperto che chi prende cura con una motivazione intrinseca per aiutare i loro partner malati si sentivano più felici, più soddisfatti della loro relazione e meno angosciati dall’assistenza e meno inclini allo sfinimento di quelli che aiutavano per senso del dovere. È interessante notare che anche il partner curato sembrava beneficiare: erano più soddisfatti della loro relazione e, in alcuni casi, sentivano un maggiore sollievo dal dolore.

la gratitudine nella coppia

Perché le motivazioni interne degli aiutanti influirebbero sui loro partner? Sara Kindt, uno dei coautori di questi studi, dice che ha a che fare con il modo in cui la motivazione influenza la capacità di risposta dei caregiver nei confronti del loro partner.

“I partner motivati ​​autonomamente sono più aperti, curiosi e sinceramente ricettivi alle preferenze e alle esigenze dei partner”, afferma. “Al contrario, la motivazione di aiuto controllata di un partner potrebbe essere associata a reagire in modo più restrittivo e meno reattivo.”

In un recente studio condotto da Kindt e dai suoi colleghi, le coppie – in cui un membro soffriva di una condizione dolorosa chiamata fibromialgia e l’altra era un frequente questionario compilato quotidianamente dai caregiver per due settimane. I caregivers hanno riferito su cosa li motivava ad aiutare i loro partner, se pensavano che i loro partner fossero riconoscenti e in che misura aiutarli a mantenere gli obiettivi personali di quel giorno, come mantenere i rapporti con gli altri, godersi il tempo libero, lavorare o prendersi cura di la propria salute

I ricercatori hanno scoperto che nei giorni in cui i caregiver percepivano più gratitudine dai loro partner, la loro motivazione ad aiutare era significativamente più autonoma. Era meno autonomo quando si sentivano ostacolati nel realizzare i loro obiettivi, probabilmente non c’era da sorprendersi. Tuttavia, percepire la gratitudine ha avuto anche effetti riporti, rendendo i caregiver più intrinsecamente motivati ​​ad aiutare il giorno successivo. I conflitti con obiettivi personali non hanno avuto tali effetti di riporto.

“La gratitudine è una cosa potente”, dice Kindt. “Come il titolo di un articolo di Adam Grant suggerisce, ‘Un piccolo ringraziamento va molto lontano.”

gratitudine e amore
Superare battaglie con amore: Dan, 43 anni, e Jennifer Digmann, 41 anni, sono sposati da 10 anni. A Dan è stata diagnosticata una sclerosi multipla recidivante-remittente nel 2000, mentre a Jennifer è stata diagnosticata nel 1997 una SM recidivante-remittente che è stata riclassificata a SM secondaria-progressiva.

Come dare e ricevere

Cosa potrebbe significare questo per le coppie che attraversano momenti difficili? Secondo Kindt, aiuta a dimostrare che preservare una relazione positiva durante il caregiving è importante per il benessere sia dei familiari che dei riceventi di cure, e che dare e ricevere gratitudine potrebbe essere la colla che aiuta a farlo.
Tuttavia, potrebbe essere difficile sentirsi grati quando sei dolorante o ti senti giù. Alcune frasi che ricordo del mio amico erano proprio la sensazione di scarso apprezzamento della sua moglie. Lei si scusava spesso, dicendo che quando provava più dolore o incapacità nel reagire non solo fisicamente ma anche psicologicamente, lo trattava male o gli dava dell’incapace di capirla, sostenendo che suo marito non stava anticipando i suoi bisogni come poteva o stava cercando di ottenere lo scopo facendo il minimo.

Non puoi forzare la gratitudine, altrimenti, può sembrare più un’espressione di indebitamento, che non comporta gli stessi benefici di un’autentica gratitudine. E, se altre persone riprendono la nostra ambivalenza, potrebbe essere difficile per loro accettare la nostra gratitudine come reale.

In questi momenti, forse sarebbe utile riconoscere la nostra difficile situazione e provare la scrittura espressiva, che può essere un buon modo per esplorare emozioni dolorose – come delusione, tristezza o rabbia – e trovare più compassione per noi stessi e gli altri. Ciò potrebbe aprire la porta a emozioni più positive, come la gratitudine.

Sottrazione mentale delle relazioni:
Come apprezzare una persona amata immaginando la tua vita senza di loro

D’altra parte, potremmo anche ringraziare comunque e sperare che diventi più facile col passare del tempo. Gran parte della ricerca sulla gratitudine implica che alle persone venga detto di concentrarsi sulle loro benedizioni, indipendentemente dal fatto che le loro vite stiano andando bene o meno, continuando a essere più felici, più sani e più soddisfatti nelle loro relazioni.

Ma ringraziare non significa molto se il ricevente è chiuso, schivo, restio a ricevere il ringraziamento. Mentre la gratitudine è difficile da sentire a volte, può anche essere difficile da assorbire. Kindt dice che è importante che le persone ricevano grazie a riconoscerlo e riconoscerlo. Altrimenti, potrebbero perdere l’aspetto gioioso e gratificante di prendersi cura di un altro: “Le coppie possono trarre beneficio dall’esprimere più gratitudine, ma anche dall’imparare a prestare attenzione e fare assegnazioni positive quando gli sposi esprimono gratitudine nei loro confronti”, afferma. In questo caso, un’attribuzione positiva significa riconoscere che il ringraziamento di un partner è un’espressione del loro amore e apprezzamento.

Dati i potenziali benefici della gratitudine, potrebbe essere una buona idea per le coppie di praticarla regolarmente, indipendentemente dal fatto che il loro rapporto sia stato messo alla prova dalle difficoltà. Potrebbe aiutare a tamponarli quando arrivano tempi duri, il che è probabile che si verifichi in qualsiasi relazione a lungo termine.

“Quando il mio partner mi ringrazia per le piccole cose che faccio, come cucinare la cena, sento che rende l’attività di cucina, che non sempre mi piace, meno di un peso”, dice Kindt. “La gratitudine può essere ancora più importante nelle relazioni a rischio o in una situazione difficile”.

ringraziare per gratitudine

Il Narcisista e la generosità che ammalia

Fanno donazioni, agli amici, vicini, colleghi, alle istituzioni religiose, alla comunità. La generosità del Narcisista stupisce a volte ma per lo più ammalia, circuisce e collude. Ma perchè? Per quale  motivo elargiscono tanta benevolenza?

narcisista, manipolatore, compulsivo

Nel Narcisista l’atto di dare esalta il senso di onnipotenza, la sua grandiosità fantastica e il disprezzo che nutre per gli altri. È facile sentirsi superiori ai supplicanti destinatari della propria generosità. L’altruismo narcisistico riguarda l’esercitare il controllo e il mantenerlo favorendo la dipendenza dai beneficiari.

Ma il narcisista da senza mai essere appagato.

Il narcisista ostenta la sua natura caritatevole come esca. Impressiona gli altri con il suo altruismo e la sua gentilezza e li attira così nella sua tana, li intrappola e li manipola e li sottopone al lavaggio del cervello in ossequiosa sottomissione e ossequiosa collaborazione. Le persone sono attratte dalla postura più grande della vita del narcisista è il credo del narcisista.
Ciò non impedisce al narcisista di assumere il ruolo della vittima sfruttata. I narcisisti si lamentano sempre che la vita e le persone sono ingiuste verso di loro e che investono molto più di ciò che ricevono. Il narcisista sente di essere l’agnello sacrificale, il capro espiatorio e che le sue relazioni sono asimmetriche e squilibrate. Di fronte a tale percezione di ingiustizia – e una volta che la relazione è conclusa e la vittima è “agganciata” – il narcisista cerca di minimizzare i suoi contributi, adempiendo in maniera “centellinata” alla relazione come un compito di manutenzione contrattuale, come un contratto ormai stipulato il cui prezzo è la spiacevole e inevitabile conseguenza che deve pagare per il suo mantenimento della conquista.
Dopo molti anni di sentirsi privati ​​e ingiuriati, alcuni narcisisti cadono in “generosità sadica” o “altruismo sadico”. Usano il loro dare come arma per schernire e tormentare i bisognosi e umiliarli. Nel pensiero distorto del narcisista, la donazione di denaro gli dà il diritto e la licenza di ferire, castigare, criticare e rimproverare il destinatario. La sua generosità lo eleva a un più alto livello morale.
La maggior parte dei narcisisti limita la loro donazione a denaro e beni materiali. La loro munificenza è un meccanismo di difesa abusivo, inteso a evitare la vera intimità. La loro carità rende tutte le loro relazioni come un business, strutturato, limitato, minimale, non emotivo, non ambiguo e non ambivalente. Distribuendo generosamente, il narcisista “sa dove si trova” e non si sente minacciato da richieste di impegno, investimento emotivo, empatia o intimità.
Nella terra desolata della vita del narcisista, anche la sua benevolenza è dispettosa, sadica, punitiva e distaccante.

Sono così i donatori compulsivi

narcisista manipolatore
Contro tutte le apparenze, il donatore compulsivo è una persona altruista, empatica e premurosa. In realtà, lui o lei è un codipendente del piacere altrui. Il donatore compulsivo è intrappolato in una narrazione della sua stessa confabulazione. La sua convinzione che chiunque abbia bisogno di lui, perché poveri, giovani, inesperti, privi di intelligenza o di bell’aspetto e si ritengono inferiori a lui, lo esalta e sente che il donare, Il dare compulsivo, appaga il suo narcisismo. Tutto porta alla diagnosi di un narcisismo patologico.
In realtà, è il donatore compulsivo che costringe, blocca e tenta le persone intorno a lui per avvalersi dei suoi servizi o denaro. Si impone ai destinatari della sua generosità ostentata e ai beneficiari della sua generosità o magnanimità. Non è in grado di negare a nessuno i loro desideri o richieste, anche quando questi non sono espliciti o espressi e sono semplici parvenze della sua stessa necessità e dell’immaginazione grandiosa.
Inevitabilmente, sviluppa aspettative non realistiche. Sente che le persone dovrebbero essere immensamente grati a lui e che la loro gratitudine dovrebbe tradursi in una sorta di ossequiosità. Internamente, egli ribolle e infuria contro la mancanza di reciprocità che percepisce nei suoi rapporti con familiari, amici e colleghi. Ingiustamente rimprovera tutti quelli che lo circondano per essere così poco generoso. Al donatore compulsivo, dare è percepito come sacrificio e prendere è sfruttamento. Così, dà senza grazia e non c’è da stupirsi che sia sempre frustrato e spesso aggressivo.

Le responsabilità non sono mai del Narcisista

Il donatore compulsivo ha difese che tendono a modificare se stesso o i fattori esterni. Ciò significa semplicemente che si basa su input da parte di persone che lo circondano per regolare il suo fluttuante senso di autostima, la sua precaria autostima e il suo umore sempre mutevole. Significa anche che incolpa il mondo per i suoi fallimenti, si sente imprigionato in un universo ostile e mistificante, completamente incapace di influenzare eventi, circostanze e risultati. Evita così di assumersi la responsabilità delle conseguenze delle sue azioni.
Tuttavia, è importante rendersi conto che il donatore compulsivo nutre e assapora il suo vittimismo auto-conferito e alimenta i suoi rancori mantenendo una meticolosa contabilità di tutto ciò che dà e riceve. Questa operazione mentale di contabilità masochista è un processo nascosto di cui il donatore compulsivo a volte non è a conoscenza. È probabile che neghi con veemenza tale meschinità e ristrettezza mentale.
Il donatore compulsivo è un artista dell’identificazione proiettiva. Manipola il suo più vicino nel comportarsi esattamente nel modo in cui si aspetta che lo facciano. Continua a mentire a loro e dicendo loro che l’atto di dare è l’unica ricompensa che cerca. Nel frattempo, segretamente desidera la reciprocità. Rifiuta qualsiasi tentativo di derubarlo del suo status di sacrificio. Non accetterà regali o denaro e eviterà di essere il destinatario o il beneficiario di aiuto o complimenti. Questo falso ascetismo e falsa modestia sono semplici esche. Li usa per dimostrare a se stesso che i suoi più cari e i più cari sono ingrati. “Se volevano (dammi un regalo o aiutarmi), avrebbero insistito” – fa un sussulto trionfante, le sue peggiori paure e sospetti confermate ancora una volta.
A poco a poco, le persone si adeguano. Cominciano a sentire di essere coloro che fanno il donatore compulsivo un favore soccombendo alla sua infinita e arrogante carità. “Cosa possiamo fare?” – sospirano – “Significa tanto per lui e ci ha messo così tanto impegno! Non potevo dire di no.” I ruoli sono invertiti e tutti sono contenti: i beneficiari beneficiano e il donatore compulsivo continua a sentire che il mondo è ingiusto e le persone sono sfruttatori incentrati su se stessi. Come sospettava sempre.

Avete a che fare con un o una Narcisista?

Spesso non ci rendiamo conto, ma potremmo vivere davvero già una realtà con un o una narcisista. In una relazione di coppia il Narcisista ha comportamenti tali per sopraffare e gestire il partner. Tali relazioni diventano tossiche, cioè relazioni dove si provocano danni al partner, compromettendone i valori interiori reciproci. Avevamo trattato su un articolo proprio di questo tipo di relazione.

Alcuni punti per capire se abbiamo a che fare con un narcisista:

  • Con i loro atti di falsa o interessata bontà, difendono sempre una posizione di potere.
  • Talvolta mettono in pratica una forma di aiuto quasi compulsiva, con il fine di curare e lucidare il proprio “ideale di io”.
  • Cercano di darci a intendere che, se non fosse per loro, non potremmoi sopravvivere o risolvere i nostri problemi.
  • Non possiamo dimenticare che sono grandi manipolatori. Ricattano e manipolano l’“aiutato”, fino a rinchiuderlo in vere e proprie trappole emotive.

Se non lo hai già fatto, leggi l’articolo e scopri se ne sei dentro una relazione tossica accanto a un Narcisista. Leggi e rifletti sulle dinamiche e per prendere in considerazione ciò che puoi e non puoi fare, ciò ti permetterà di liberarti dal loro controllo e di prendere in carico la tua risposta emotiva, in modo che la tua mente e il tuo corpo può ristabilire l’equilibrio e iniziare la guarigione dalla relazione tossica.

il narcisista in una relazione tossica

Manipolazione emotiva invisibile

Nella mia vita ho vissuto direttamente e indirettamente la Manipolazione Emotiva. Ricordo quando presi consapevolezza di ciò che mi accadeva, la delusione e il senso del tradimento che provai.

Manipolazione emotiva

Ma quanti conoscono o riconoscono la Manipolazione Emotiva? Non tutti si rendono conto di cosa avviene durante una conoscenza e frequentazione con un individuo, perchè la manipolazione emotiva è anche invisibile. Bene o male sappiamo riconoscere, ma anche conosciamo le forme di manipolazione, dall’estorsione agli insulti, etc. purtroppo c’è un tipo di manipolazione molto nociva, la quale è difficile da individuare all’inizio, è una trappola in cui si cade poco a poco.

 

Analisi di un caso

Su un sito autorevole di psicologia lessi il caso di Albert, nome inventato tengo a precisare, giusto per dare una linearità al racconto. Questo ragazzo, simpatico, intelligente, con una vita normale

conobbe una ragazza, studentessa di psicologia. In quel periodo lui stava attraversando una fase di solitudine. Aveva pochi amici, le cose in ambito amoroso non gli andavano bene né in ambito lavorativo.

Ecco gli ingredienti per cadere facilmente nella Manipolazione Emotiva Invisibile. Continua il racconto:

In questa ragazza trovò una specie di via di fuga ed appoggio incondizionato. Tuttavia, subì una manipolazione emotiva invisibile da parte della ragazza, chiamiamola Sandra, la quale possedeva conoscenze psicologiche tali da manipolare Albert.

Devo precisare che le Manipolazioni Emotive non sempre avvengono con cattive intenzioni. Molto spesso sono azioni inconsapevoli volte a cercare di aumentare un legame in modo più celere, proprio perchè c’è un bisogno forte di legarsi a qualcuno che aiuti a superare un determinato periodo di vita.

Sandra aveva problemi di depressione, per questo si legò ad Albert, affinché la tirasse su di morale e le desse l’affetto di cui aveva bisogno. Diciamo pure che usò Albert e lo fece innamorare, in modo da non perderlo e poter contare su qualcuno che fosse sempre disposto ad aiutarla e supportarla.

Albert era un ragazzo molto piacevole, servile, perfezionista e dalla grande capacità empatica. Tutte queste virtù furono captate da Sandra, affinché potesse uscire dal pozzo depressivo in cui si trovava.

Secondo quanto si evince dal raccontato, questa ragazza era una brava persona e e non intraprese azioni meschine o cattive per attirare a se Albert. Come scrivevo prima, si cerca di legarci a qualcuno per vari motivi personali di disagio, una sorta di richiesta di aiuto, e infatti la ragazza soffrendo di depressione aveva bisogno dell’appoggio incondizionato di qualcuno estraneo alla sua famiglia.

 

Ma quali sono le fasi della Manipolazione Emotiva?

Ecco un elenco di 10 punti su cosa accade durante la manipolazione emotiva e come riconoscere che siamo soggetti a subirla:

  1. Il corteggiamento facile: Un individuo manipolatore può insistere per incontrarvi e interagire con voi  in uno spazio fisico in cui lui o lei possono esercitare di più il dominio e il controllo. Questo spazio può essere l’ufficio, la casa, l’auto, o altri locali dove viene percepita la proprietà e la familiarità (quella che a voi probabilmente manca).
  1. Lascia parlare voi per primo per stabilire la vostra linea di base e cercare i vostri punti di debolezza: Molti venditori attuano questo comportamento. Parlando in generale e ponendo domande di sondaggio, stabiliscono una linea di base del vostro pensiero e comportamento, da cui possono poi valutare i vostri punti di forza e di debolezza. Questo tipo di discussione può verificarsi anche sul posto di lavoro o nei rapporti personali.
  1. Manipolazione dei fatti: Esempi: Menzogne. Chiedere scusa. Accusare di vittimismo. Deformare la verità. Comportamento strategico o rifiuto di fornire spiegazioni chiave.
  1. Sopraffare con i fatti e statistiche: Alcuni individui godono di “bullismo intellettuale” e pretendono di essere gli esperti in più situazioni. Approfittano di voi imponendo presunti fatti, statistiche e altri dati di cui si può sapere poco. Questo può avvenire nelle situazioni di vendita e finanziarie, nelle discussioni professionali e nelle trattative, così come nelle discussioni sociali e relazionali. Con un presunto potere di esperto su di te, il manipolatore spera di spingerti verso il suo piano in un modo convincente. Alcune persone usano questa tecnica esclusivamente per sentire un senso di superiorità intellettuale.
  1. Alzare il tono della voce e osservare le emozioni negative: Alcune persone alzano la voce durante le discussioni, come una forma di manipolazione aggressiva. L’ipotesi potrebbe essere che se proiettano la loro voce abbastanza forte, o osservano le emozioni negative, possono ottenere ciò che vogliono. La voce aggressiva è spesso combinata con un forte linguaggio del corpo, come gesti forti che rafforzano l’impatto.
  1. Sorprese negative: Alcune persone mettono in atto sorprese negative per alterare il vostro equilibrio e ottenere un vantaggio psicologico.In genere, le informazioni negative inaspettate arrivano senza preavviso, in modo da avere poco tempo per preparare e contrastare la loro mossa. Il manipolatore può chiedervi ulteriori concessioni al fine di continuare a lavorare su di voi.
  1. Umore negativo progettato per colpire le vostre debolezze e togliervi potere: Ad alcuni manipolatori piace fare osservazioni critiche, spesso mascherate da umorismo o sarcasmo, per farvi sembrare inferiori e meno sicuri. Esempi possono includere qualsiasi varietà di commenti che vanno dal vostro aspetto, al vostro smartphone vecchio modello, al fatto che si camminava con due minuti di ritardo e senza fiato. Facendovi sentire brutti e inadeguati, l’aggressore spera di imporre la sua superiorità psicologica su di voi.
  1. Costantemente giudicano e criticano per farvi sentire inadeguati: Distinto dal comportamento precedente in cui l’umorismo negativo viene utilizzato come copertura, qui il manipolatore vi prende definitivamente di mira. Con la costante marginalizzazione e ridicolizzazione, lui o lei mantengono la loro superiorità. L’aggressore promuove deliberatamente l’impressione che ci sia sempre qualcosa di sbagliato in voi, e che non importa quanto duramente tentate di migliorare, perché sarà sempre inutile e insufficiente. Significativamente, il manipolatore si concentra sugli aspetti negativi senza fornire soluzioni autentiche e costruttive, oppure non vi offre un aiuto concreto.
  1. Il trattamento silenzioso: Deliberatamente non risponde alle chiamate ragionevoli, ai messaggi di testo, e-mail o altre richieste, perché il manipolatore presume che facendovi attendere, insinua il dubbio e l’incertezza nella vostra mente. Il trattamento silenzioso è un gioco di testa dove il silenzio è usato come una forma di leva.
  1.  Fingono di non sapere: Questa è la classica tattica del “fare il finto tonto”. Fingendo di non capire ciò che devono fare o cosa voi gli chiedete, il manipolatore / passivo-aggressivo vi porta a riflettere sulle loro responsabilità fino a sfiancarvi. Questa tecnica viene spesso usata dai bambini con gli adulti per ottenere ciò che vogliono.