Coppia

La Psicologia nella coppia enfatizza la formazione dei rapporti interpersonali nelle coppie, nelle famiglie, con i figli. Il lavoro che si esercita porta nonché a migliorare il funzionamento personale e interpersonale per gli individui nel corso della vita.

Non importa se sei in una relazione relativamente nuova o se sei sposato da 50 anni, non importa se la tua relazione ha una serie di problemi o quasi nessun problema. Lo scopo, di uno studio approfondito individuale e della coppia attraverso la terapia psicologica, è insegnare alle coppie le abilità e i principi di cui hanno bisogno per una relazione sana e duratura.

come gestire la convivenza forzata?

Una nuova ricerca sulle relazioni suggerisce come gestire la convivenza forzata, vivendo insieme 24/7.

La diffusione del nuovo coronavirus sta ponendo nuove sfide a coppie, famiglie, coinquilini e chiunque viva all’interno delle stesse quattro mura con più di un’altra persona, trasformandosi in convivenza forzata. Lavorare da casa, allontanamento sociale, isolamento e ordini sul posto significa che le persone che hanno trascorso solo serate e fine settimana insieme sono ora in contatto più o meno costante.

convivenza forzata

Sebbene ci siano state molte volte nella tua vita in cui avresti voluto trascorrere più tempo con le persone a cui tieni, queste situazioni ti stanno inducendo a considerare questi desideri sotto una luce diversa. Piuttosto che stare con i tuoi cari, amici o persone che ti piacciono in continuazione, sei abituato ad avere la libertà di vedere amici fuori casa, trascorrere un pranzo con i colleghi e goderti parte del tuo fine settimana in ristoranti, bar, eventi sportivi, teatro e molte altre attività ricreative fuori casa. Quella che un tempo si chiamava “febbre da cabina” nel riferirsi al tempo forzato legato alle condizioni meteorologiche a casa si sta trasformando in una potenziale malattia costante, divenendo una convivenza forzata con il tuo partner.

Il tempo individuale e condiviso

Dato che questo fenomeno di quarantene e costrizioni di isolamento è recente, ci sono poche ricerche da usare come guida per capire come aiutare le relazioni a rimanere forti in queste condizioni di convivenza forzata potenzialmente stressanti. Un nuovo studio sull’uso del tempo libero da parte delle coppie, può fornirti alcuni suggerimenti utili. Leslie Stapley e Nancy Murdock (2020) dell’Università del Missouri-Kansas City hanno approfondito la questione di come le persone in relazioni strette possano, attraverso il tempo libero, raggiungere un equilibrio in modo da mantenere uniti i legami.

Utilizzando quello che viene chiamato il “Modello di base ed equilibrio” del funzionamento del tempo libero (Olson, 2000), i ricercatori dell’Università del Missouri osservano che le famiglie in condizioni normali cercano un “equilibrio tra familiarità e cambiamento nelle loro attività del tempo libero partecipando a entrambe le attività principali o attività comuni con basso investimento economico e che si svolgono su base regolare” (ad es . guardare la televisione) e “attività meno comuni, meno frequenti e generalmente di maggior investimento economico” (ad es. vacanze). Precedenti ricercatori che hanno testato questo modello hanno esaminato la quantità di tempo e grado di soddisfazione nelle attività come fattori predittivi di soddisfazione relazionale, ma non hanno osservato, come notano Stapley e Murdock, quel rapporto di unione e separazione e il suo effetto sui risultati di coppia.

Una caratteristica chiave che può determinare il modo in cui il rapporto unione-separazione si manifesta per una coppia è ciò che gli autori chiamano “auto-differenziazione” o la capacità di mantenere il proprio senso di sé indipendentemente dalla propria relazione. Le persone con livello alto di questa qualità sono in grado di trarre piacere da attività solitarie e congiunte, e senza voler necessariamente “scappare”, sembrano preferire avere la possibilità di andare da sole di tanto in tanto. Quando tornano insieme, sono in grado di beneficiare di queste esperienze indipendenti che arricchiscono la loro relazione. Essere costretti a trascorrere tutto il loro tempo insieme in una convivenza forzata, se si applica l’auto-differenziazione, alla fine danneggerebbe la relazione perché ogni partner si sentirebbe soffocato.

Secondo il concetto di auto-differenziazione, le coppie che sono in grado di mantenere il loro senso indipendente di se stesse dovrebbero essere in grado di trovare un grado ideale di unione negoziando il tempo che trascorrono in attività sia di base che di equilibrio familiare. Questo grado ideale dovrebbe riguardare, a sua volta, sia una maggiore soddisfazione nella relazione sia una maggiore soddisfazione per il tempo che trascorrono insieme. Utilizzando un campione di 266 adulti coinvolti in una relazione impegnata per non meno di 2 anni (età media 32, compresa tra 18 e 80 anni), i ricercatori di Kansas City hanno raccolto dati sull’auto-differenziazione, il tempo trascorso in attività ricreative e il tempo libero condiviso. La misura di auto-differenziazione includeva domande progettate per valutare se gli individui preferivano mantenere una certa distanza emotiva dagli altri, si autoaccettavano, potendo prendere decisioni da soli e sentirsi emotivamente stabili. I partecipanti hanno anche valutato il loro bilancio temporale percepito e i sentimenti di soddisfazione per quel bilancio temporale.

I risultati hanno indicato che l’auto-differenziazione ha effettivamente svolto un ruolo nel determinare la soddisfazione della relazione attraverso l’influenza della soddisfazione con il tempo libero condiviso. Come hanno osservato gli autori, “le persone che hanno un più elevato ‘senso di se’ potrebbero essere in grado di desiderare più il tempo insieme e chiedere di fare attività che siano più significative dal punto di vista personale, ottenendo cosi un maggior piacere nel condividerle e stare assieme al partner”. In altre parole, se sai cosa vuoi fare per sentirti soddisfatto nel tempo libero, ne otterrai di più, specialmente se il tuo partner è disposto a soddisfare i tuoi desideri. Inoltre, i risultati riguardanti le altre scale di auto-differenziazione hanno suggerito che le persone più elevate in questa qualità sono anche in grado di tollerare meglio situazioni in cui non possono soddisfare i loro bisogni.

Costretti alla convivenza forzata

convivenza forzata sopportarla

Cosa succede quando sei messo in quella convivenza forzata, quando non hai altra scelta che stare insieme? Sebbene lo scenario di lavoro da casa possa essere una situazione unica ora, ci sono sempre situazioni in cui le coppie devono stare insieme più di quanto possano preferire. Se sei stato in viaggio con il tuo partner e a causa di un imprevisto o il clima non consente di fare le attività classiche e programmate in vacanza, ti tocca magari passare quei momenti in una stanza di un hotel angusta, o in un bungalow, si accusa il senso di scarsa libertà, di dover confrontarci con le restrizioni e il partner accanto a te che pretende magari soluzioni, o viceversa, pretende di poter esser libero di esternare la sua insofferenza. E’ soprattutto in queste condizioni che è possibile sentire che il proprio senso di sé è ben rispettato, se il proprio partner è contento di lasciarti andare in un angolo e leggere per un po’ invece di insistere nel non fare altro che parlare o guardare uno spettacolo in TV o film insieme.

Qui, quindi, può essere la chiave per mantenere la separazione di fronte alla convivenza forzata. All’interno dei confini di qualsiasi spazio che stai condividendo, qualunque sia la sua dimensione, consenti a ciascuno di voi di ritagliarsi il suo angolo per ottenere il proprio tempo da solo. Questo tempo può consistere in nient’altro che impegnarsi in alcune faccende domestiche banali, come piegare la biancheria o pulire un armadio. Non pensare che solo perché ora hai del tempo insieme, devi spenderlo in attività che coinvolgono entrambi, sempre. Se la separazione fisica è possibile, tanto meglio, purché nessuno dei due si senta trascurato o rifiutato dal bisogno di spazio di un partner.

Creare una relazione interdipendente nella convivenza forzata

convivenza forzata attività in coppia

Una relazione interdipendente è quando due persone, entrambe persone forti, sono coinvolte l’una con l’altra, ma senza sacrificarsi o compromettere i loro valori. Ogni persona apprezza il proprio senso di sé e può essere pienamente se stesso. Queste coppie trovano un equilibrio tra il tempo trascorso in attività individuali e il tempo trascorso insieme a fare cose che entrambi amano.

In questo tipo di relazione, entrambe le persone riconoscono e apprezzano il legame che condividono. Ogni partner può supportare l’altro quando necessario, ma può mantenere la propria individualità. Una relazione interdipendente riconosce anche che la vulnerabilità porta all’intimità emotiva ed entrambe sono necessarie per una relazione sana.

Il termine dipendenza può sembrare malsano e scoraggiante. Dopotutto, a molti di noi è stato insegnato di fare affidamento solo su noi stessi e di premiare l’indipendenza a tutti i costi. L’interdipendenza non è la stessa dell’indipendenza. Tutti hanno bisogno di supporto emotivo ed è quasi impossibile avere una sana interdipendenza se la nostra attenzione è troppo incentrata sull’indipendenza. Essere emotivamente intimi può essere difficile per quelli che hanno vissuto molto indipendenti.

Anche l’interdipendenza è molto diversa dall’essere codipendente. Qualcuno che è codipendente di solito si affida agli altri per il loro senso di benessere e appagamento. Quando siamo codipendenti, tendiamo ad essere fortemente dipendenti dagli altri per i nostri bisogni emotivi. Abbiamo bisogno di qualcun altro che ci faccia sentire bene essere ciò che siamo.

Paradossalmente, l’interdipendenza richiede due persone capaci di autonomia (la capacità di funzionare in modo indipendente). Quando le coppie si amano, è normale sentirsi attaccati, desiderare la vicinanza, preoccuparsi l’uno dell’altro e dipendere l’uno dall’altro. Le loro vite sono intrecciate, sono influenzate e hanno bisogno l’una dell’altra. Tuttavia, condividono equamente il potere e si assumono la responsabilità dei propri sentimenti, azioni e contributi alla relazione. ” – Darlene Lancer

L’interdipendenza soprattutto nelle convivenza forzata

convivenza forzata attività individuali

Una sana interdipendenza distingue tra le esigenze di entrambi i partner e aiuta a soddisfare le esigenze di ciascun partner in modo significativo e solidale.

In una relazione interdipendente, entrambi i partner fanno uno sforzo per sostenersi reciprocamente i bisogni emotivi e fisici senza esigere o controllare l’altro. Ogni partner porta i propri sentimenti e senso di valore nella relazione. Ciò consente a ogni persona la libertà di prendere le proprie decisioni e mantenere l’autonomia mentre si appoggia l’un l’altro in tempi di crisi.

Le caratteristiche di una relazione interdipendente sana possono includere:

  • Trovare il tempo per gli interessi personali
  • Comunicazione chiara e coerente
  • Assunzione della responsabilità personale per le azioni
  • Rispetto dei confini sani
  • Ascolto empatico
  • Vulnerabilità pur sentendosi sicuri
  • Autostima sana

Quando queste qualità sono presenti, una relazione diventa un luogo sicuro di tregua, dove ogni partner è in grado di esistere in modo interdipendente, sicuro e supportato all’interno e all’esterno della relazione.

Come costruire una relazione interdipendente

Stabilire un’abitudine di interdipendenza è un ottimo modo per garantire che la tua relazione abbia ciò di cui ha bisogno per crescere e fiorire per entrambi. Inoltre, ti offre sia ciò di cui hai bisogno per tenere sotto controllo la dinamica, che ti aiuterà sia a ciò di cui hai bisogno. Per creare questa nuova abitudine, osserva da vicino dove si trova la relazione e come entrambi avete contribuito ai suoi successi e problemi. Dopo aver scoperto dove ti trovi, inizia a porre domande come “Come è iniziato?” È questo il tipo di relazione che / vogliamo? ” e “Come possiamo migliorare?” Ottenere la chiarezza prima di intraprendere un viaggio di cambiamento è indispensabile.

convivenza forzata hobby

Perché funziona in una convivenza forzata

In questo tipo di relazione, entrambe le persone riconoscono e apprezzano il legame che condividono.

Nella vita relazionale di sempre, e soprattutto oggi in una convivenza forzata, ogni partner può supportare l’altro quando necessario, ma può mantenere la propria individualità. Secondo la consulente in licenza Brittni Fudge, i partner “riconoscono l’importanza di mantenere la propria identità e sono fiduciosi nell’esprimere le proprie opinioni, ma possono comunque essere sensibili nei confronti dell’altra persona“. Se vogliamo una relazione interdipendente sana, è fondamentale che permettiamo al nostro partner la stessa libertà e opportunità di esplorarsi autonomamente.

Nel contesto attuale possiamo lasciare che il partner legga da solo, si diletti nel garage o laboratorio, crei momenti di svago col cel in videochiamate con amici/che, ogni attività che era un hobby o un interesse marginale, o di base della sua vita esterna da casa, deve essere vissuta come sempre individualmente adattandosi al momento storico, pur vivendo una convivenza forzata. I momenti insieme ci saranno, ne scaturirà il bisogno naturale, durante la notte, sul divano a vedersi un film, oppure d’un tratto, senza domande o particolarità.

Ogni persona apprezza il proprio senso di sé e può essere completamente se stesso. Le coppie possono trovare un equilibrio tra il tempo trascorso in attività individuali e il tempo trascorso insieme a fare cose che piacciono a entrambi.

Capire che sei in una relazione unilaterale

Quando sei innamorato, è normale voler fare tutto ciò che è in tuo potere per rendere felice il tuo partner. Hai finalmente riaperto il tuo cuore a sentirti vulnerabile e sei entusiasta di correre quel rischio per permetterti di essere completamente aperto a qualcuno di nuovo. Ma quanto sei sicuro che non possa essere una relazione unilaterale?

relazione unilaterale

Quando sei innamorato, innamorata, è normale voler far tutto per il tuo partner e ti ritrovi disinteressatamente a renderti sempre più disponibile e sei disposto a lasciar perdere tutto ciò che stai facendo per stare al fianco di quella persona. Ma, col passare del tempo, inizi a capire che sei sempre quello che dice prima “Ti amo”. Ti renderai conto che il tuo conteggio dei favori si sta rapidamente sommando, mentre i suoi sono rimasti stagnanti dall’inizio. Sono sintomi di una relazione unilaterale

Non vuoi pensarlo ma sembra che sia solo tu a farti in quattro.

Ti renderai conto che il tuo partner fa poco o nessun sforzo per dimostrare quanto la relazione significhi per esso/a. Se pensi di avere una relazione unilaterale, potresti prendere in considerazione l’idea di chiuderla anziché di continuare su una strada lunga, dolorosa e straziante. Essere in una relazione unilaterale ti fa sentire come se le tue esigenze di relazione non fossero soddisfatte perché sei tu a svolgere tutto il lavoro. Ma, quando sei innamorato, è facile essere accecati dai segni di una storia d’amore a senso unico, una relazione unilaterale. Quindi, se pensi di essere a rischio di essere in una battaglia tua individuale, ecco alcune cose da tenere d’occhio:

1. Sei tu che avvia la maggior parte delle comunicazioni.

Se sei tu a sfruttare al massimo i piani per trascorrere del tempo insieme e fare di tutto per mostrare all’altra persona quanto partner significa per te, è probabile che tu sia in una relazione unilaterale. Se devi sempre essere il primo a stabilire un contatto.

2. Il partner non restituisce mai il favore.

Un segno rivelatore di una relazione unilaterale è se il tuo partner non esita mai a chiederti favori che ti richiedono di sacrificare il tuo tempo e la tua energia, eppure quando è il momento di ricambiare il favore, sembra che non abbia mai tempo.

Nella relazione unilaterale il tuo partner dirà che ha troppe cose a cui deve pensare o che è troppo impegnato con il lavoro o impegni. Potrebbe anche arrabbiarsi e dirti che ti aspetti e che desideri troppo da partner se esprimi segni di delusione.

3. Il Partner sceglie sempre i suoi amici per te e rispetto a te.

Quando il tuo partner ha voglia di uscire, non sempre ti invita o organizza per tutti e due, se lo fa comunque è perché ci sono i suoi amici che propongono o saranno presenti all’uscita. Spesso con i tuoi di amici o parenti non viene, evita con scuse la sua partecipazione o ne parla male. La sua presenza sarà pesante e avrà a che dire dell’uscita al ritorno. Il tuo partner preferisce semplicemente chiamare i suoi amici e passare del tempo con loro, lasciandoti a casa a chiederti cosa hai fatto di sbagliato.

relazione unilaterale

4. Senti il ​​bisogno di scusarti per cose per le quali non dovresti scusarti.

Se hai una relazione unilaterale, il tuo partner è probabilmente un maestro nello scatenamento della colpa e nel farti sentire male per cose di cui non hai motivo di preoccuparti, come sentirti emotivo o aver bisogno di parlare di qualcosa.

Sì, una relazione ha lo scopo di portare felicità nella vita reciproca, ma ciò non significa che il tuo partner non sia responsabile di confortarti quando ti senti giù. Parte dell’essere in una relazione è essere lì per l’altra persona quando la vita non è spensierata. Non dovresti mai scusarti quando cerchi il sostegno.

5. Senti il ​​bisogno di giustificare il suo comportamento nei confronti della famiglia e degli amici.

Nella relazione unilaterale prendi le sue difese, anche come convincimento per te. In riferimento al punto 3, ti senti sempre in dovere di dare spiegazioni sul perché non si è presentato alla cena di famiglia, o perché non ha fatto nulla di speciale per il tuo compleanno o perché il tuo partner si arrabbia per questioni banali va bene. Ti scusi costantemente per il motivo per cui ti tratta come il tuo partner.

Devi rassicurare i tuoi cari (e te stesso) che questa relazione è giusta per te; che nonostante i lati negativi di questa storia d’amore, gli aspetti positivi superano tutte le lacrime e gli argomenti.

Li rassicuri che, anche se non lo vedono, e nonostante tutte le manchevolezze e assenze, il tuo partner ti ama davvero.

6. il tuo partner ignora i problemi di relazione.

Sei costantemente quello che cerca di parlare delle esigenze di relazione che non vengono soddisfatte e ciò ti fa sentire male per farlo.

relazione unilaterale

quando esterni il tuo problema, che ti stai sforzando di far funzionare questa relazione, che sei te sempre a fare i primi passi per stare assieme, che non ti senti amato/a, il tuo partner alza gli occhi, sospira pesantemente e si arrabbia ancora con te.

Il tuo partner non vuole affrontare alcun problema, perché non gli interessa abbastanza. Quindi ti senti come se avessi due opzioni: provare a risolvere i problemi da solo/a o ignorarli del tutto.

7. Ti senti costantemente stressato.

Ti preoccupi costantemente che la relazione sia sull’orlo della caduta e che sia tutta colpa tua, o che stai cercando di mostrare al tuo partner quanto lo ami, o che quando voi due state insieme hai la sensazione che vorrebbe essere ovunque tranne che con te. Un altro pessimo segnale di una relazione unilaterale.

Ogni volta che prendi del ​​tempo per riflettere sulla tua relazione e valutare su quali aspetti dovresti lavorarci, sei sul punto di avvicinarti a un attacco d’ansia. Se il tuo partner ti fa sentire stressato e insicuro, non dovresti stare con il tuo partner.

8. A il tuo partner non importa di te. Chiaro e semplice.

Hai la sensazione che il tuo partner non importi di te e hai ragione. 

La linea di fondo è, se hai una relazione unilaterale, che il tuo partner semplicemente non si preoccupa del tuo benessere o di renderti felice. Un ragazzo o una ragazza premurosa ha un vero interesse per la tua vita quotidiana. Il tuo partner cercherà sempre di vedere come stai, se hai bisogno del tuo partner, ti chiederà spesso di trascorrere del tempo con te.

Ma il tuo partner non lo fa. Non importa quanto speri che lo faccia, non lo farà. Il suo atteggiamento “Non mi interessa di te” non cambierà mai. E prima lo accetti, prima puoi liberartene. Più andrai avanti più la relazione unilaterale diverrà una relazione tossica.

Comprendere che sei in una relazione unilaterale è difficile, ammetterlo a te stesso è ancora più difficile e porre fine alla storia d’amore distruttiva è la parte più schiacciante di tutto.

Ma quando finalmente scegli di porre fine alla relazione, assicurati di circondarti del supporto della tua famiglia e dei tuoi amici, avrai bisogno di persone a cui rivolgerti giunti a quel punto.

Fai un elenco di tutti i motivi per cui hai interrotto la relazione. In questo modo, se il tuo partner cerca di tornare a impietosirti, avrai qualcosa a cui fare riferimento che ti ricorderà perché sei uscito/a dalla relazione in primo luogo.

Ricorda che hai dato a quella persona tutte le possibilità nel mondo di cambiare il suo comportamento, e il tuo partner ha scelto di non farlo ogni volta. Quindi fatti un favore e risparmia tempo, energia e dolore per tornare in una relazione che non ha fatto altro che ferire te e la tua fiducia ogni singolo giorno.

Le persone che amano con tutto il cuore sono rare, speciali e purtroppo tendono ad essere date per scontate. Se sei una di quelle persone, non sentirti male e non scusarti mai per essere quello che sei.

Avrai la tua giusta dose di crepacuore e il tuo ragazzo o la tua ragazza potrebbero non riconoscere sempre ciò che hai da offrire.

Ma finché continuerai a eliminare le persone tossiche e non riconoscenti dalla tua vita, troverai quello che ti ama allo stesso modo e incondizionatamente, che è esattamente ciò che meriti.

Masters e Johnson, La ricerca sessuale con cavie umane

William Masters e Virginia Johnson, furono, a partire dagli anni 50, il controverso team di ricerca, che aprì la strada nel campo della sessualità umana, introducendo idee che, ancora oggi, sono ancora ampiamente utilizzate.

masters e Johnson - la ricerca della sessualità umana

Masters e Johnson furono i primi ricercatori a “portare la scienza in camera da letto”; prima dei loro esperimenti, negli anni ’50, il sesso non era mai stato affrontato da un punto di vista puramente medico. Durante gli studi di anatomia, Masters giunse alla conclusione che, sebbene fossero state condotte ricerche sulle abitudini riproduttive dei conigli e delle scimmie, nessuno studio simile era mai stato condotto sugli esseri umani. Masters pensava che, identificare le reazioni del corpo umano durante l’atto Sessuale, potesse essere la chiave per risolvere alcune problematiche e per ricevere un premio Nobel.

I ricercatori

masters e Johnson - conoscere le varie fasi del rapporto sessualeWilliam Masters aveva una specializzazione OB-GYN (obstetrician-gynecologist) a St. Louis ed era un esperto di infertilità. Egli riteneva che, una ricerca più approfondita sull’atto sessuale, potesse fornire informazioni utili per aiutare tutte quelle coppie in difficoltà. In un primo momento, l’unico materiale disponibile da osservare in “corso d’opera” era costituito dalle prostitute della città, riuscendo a superare ogni problema legale con l’aiuto del capo della polizia che Masters aveva assistito nelle sue difficoltà nel concepire un bambino. Per Masters l‘idea era di reclutare volontari da monitorare più da vicino, nella sua clinica, durante l’atto Sessuale. 

L’altra metà della famosa coppia, Virginia Johnson, fu reclutata nella squadra dopo aver fatto domanda per un posto di assistente nella facoltà di medicina dell’Università di Washington a St. Louis, dove lavorava Masters. Entrò in contatto con questa strana ricerca, quando aprì una delle famigerate “porte chiuse” della struttura e vide una coppia che stava consumando un rapporto Sessuale, con sacchetti di carta sulle loro teste ed elettrodi che coprivano il loro corpo. Johnson fu in grado di aggiungere la prospettiva di una donna, alla ricerca di Masters e ben presto dimostro’ un valore inestimabile per il suo progetto.

 

Masters e Johnson iniziano

Masters e Johnson furono i primi a documentare le differenze nel ciclo di risposta sessuale tra uomini e donne. Essi fornirono un trattamento terapeutico per molte coppie e condivisero la loro esperienza  nei loro libri più venduti: “Human Sexual Response” e” Human Sexual Inadequacy“.

 

Contributo alla psicologia

Gli anni di lavoro di Masters e Johnson portarono innovazioni rivoluzionarie nel campo della psicologia sessuale e del trattamento delle questioni sessuali. Alfred Kinsey, medico, studiò la sessualità umana un decennio prima, ma la sua ricerca era basata sul feedback dei partecipanti allo studio; Masters e Johnson portarono la ricerca sulla risposta Sessuale ad un livello superiore, conducendo le loro ricerche in un laboratorio per valutare la correlazione tra comportamento sessuale e psicologia.

Volontari a pagamento – omosessuali ed eterosessuali, coppie e individui singoli – vennero osservati, durante i loro rapporti sessuali e/o autoerotismo per comprendere meglio quale fossero le reazioni del corpo. Essi dissiparono molti falsi miti riguardo al comportamento sessuale basato sul genere, sull’orientamento sessuale e sull’età. Identificarono quattro fasi della risposta sessuale umana, oggi ampiamente utilizzata.

  1. masters e johnson aiutarono coppie nlla loro sessualitàLa fase di eccitazione: si verifica spesso a seguito di stimoli fisici o psicologici, ma può anche verificarsi in modo apparentemente casuale. L’eccitazione aumenta la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna. Sia gli uomini che le donne mostrano capezzoli eretti, pelle ricettiva, respiro accorciato…gli uomini iniziano a sviluppare l’erezione, mentre le donne aumentano la lubrificazione vaginale.
  2. La fase di plateau: precedente all’orgasmo, questa fase segnala l’eccitazione sessuale massima. Gli uomini possono nascondere il liquido pre-eiaculatorio e entrambi i sessi avvertono le prime contrazioni muscolari a livello genitale.
  3. Orgasmo: un estremo senso di piacere coincide con le contrazioni muscolari, ritmiche e più imponenti dei geniali, eiaculazione nel maschio e, alle volte, anche nella femmina.
  4. La fase di risoluzione: l’interesse sessuale inizia a calare. Masters e Johnson notarono che gli uomini entrano in un periodo refrattario durante la risoluzione, nel quale non sono più in grado di raggiungere l’erezione e conseguente orgasmo. Essi sottolinearono la capacità della donna nel raggiungere orgasmi multipli.  Questo comporta un periodo refrattario accorciato o del tutto assente.

Inoltre, Masters e Johnson svilupparono un programma di terapia clinica per servire le coppie con disfunzioni sessuali. In passato, il trattamento si limitava a sessioni di terapia prolungate per un solo membro della coppia; nel 1959, cominciarono a lavorare, in tandem, per trattare entrambi i componenti della coppia in un programma lungo due settimane, con un follow-up di cinque anni. Le coppie incontrarono un tasso di successo che supera l’80% con la tecnica di consulenza Masters and Johnson. Descrissero questa tecnica nel libro “Human Sexual Inadequacy” nel 1970.

Critica e controversie

Il lavoro di questo team non è stato privo di polemiche, ovviamente. Masters e Johnson tentarono di trattare anche l’omosessualità, ma i gruppi conservatori li criticarono per aver inaugurato una sorta di rivoluzione sessuale.

Human Sexual Responsepubblicato nel 1966, ebbe un eco nazionale che li catapultò verso la celebrità, ma William Masters e Virginia Johnson si rivelarono più una moda che una leggenda duratura. La loro ricerca fu scioccante, dal momento che era la prima del suo genere, e il libro stesso era scritto in un linguaggio noioso e clinico. Ciò che catturava il pubblico, era più la discussione sulla risposta delle donne agli stimoli sessuali che la scienza stessa.

Anni dopo, la loro pubblicazione “Homosexuality in Perspectivedel 1979, provocò ancora più polemiche, ma questa volta quasi del tutto negativa. In esso, Masters sosteneva che l’omosessualità era una scelta che poteva essere curata col “trattamento di conversione”. Sebbene Johnson inizialmente non fosse d’accordo con il suo partner sull’argomento, alla fine vi rinunciò, e Masters proseguì con la pubblicazione.

L’idea di una “cura” per l’omosessualità è stata ampiamente condannata dalla comunità scientifica di oggi, e il sostegno originale di Masters e Johnson alla teoria ha gettato qualche dubbio sul resto della loro ricerca.

La scandalosa coppia di William Masters e Virginia Johnson divorziò dopo ventuno anni di matrimonio nel 1992; sebbene Masters si fosse risposato, il suo nome sarebbe stato per sempre legato a quello della sua ex compagna di ricerca.

Masters e Johnson - master of sex

Un omaggio a questi due ricercatori fu una serie TV Masters of Sex, creata da Michelle Ashford e trasmessa dal 29 settembre 2013 al 13 novembre 2016 per un totale di quattro stagioni. La serie è basata sulla biografia di Thomas Maier “Masters of Sex – La vera storia di William Masters e Virginia Johnson, la coppia che ha insegnato il sesso all’America (Masters of Sex: The Life and Times of William Masters and Virginia Johnson)”

I copioni usati negli appuntamenti

I copioni usati negli appuntamenti sono determinate azioni che si compiono per creare interesse e giungere a una conquista di una persona che ci interessa e attrae anche sessualmente. Come vedremo esistono in ognuno di noi determinate azioni bene o male sempre uguali, proprio come si stesse interpretando un copione scritto.

In un post precedente, che evidenziava le differenze di genere quando si trattava di percezioni sulla riuscita di un appuntamento, ho citato l’esistenza di un copione che recitiamo per conquistare una persona. 

 

Script, o copione, di genere

Gran parte delle differenze di genere osservate durante i primi appuntamenti, sono il risultato di sceneggiature sessuali, recitiamo un copione ben stabilito. I copioni, o script di genere, danno alle persone il controllo su una situazione, in conseguenza del loro inserimento in risposte modellate. Molte regole tradizionali di corteggiamento mettono gli uomini nella sede dell’autorità. Per esempio, gli uomini tendono ad attuare il potere proattivo, nel quale iniziano l’attività sessuale, mentre le donne usano il potere reattivo , che implica o accettare o rifiutare i tentativi degli iniziatori.

I copioni usati negli appuntamenti Rose and Frieze (1993) hanno condotto uno studio con un campione in gran parte caucasico di 74 donne e 61 uomini di un’università pubblica del Midwest per esaminare le differenze di genere durante i primi appuntamenti. Ai partecipanti è stato detto di elencare 20 azioni o eventi che si sarebbero verificate durante un primo appuntamento (con una persona ipotetica dello stesso sesso), oltre a descrivere il loro primo appuntamento più recente. Hanno notato il verificarsi una forte distinzione di genere negli incontri. I copioni femminili erano molto più reattivi (cioè, valutavano molto l’appuntamento, la persona), i copioni Maschili e erano molto più proattivi (cioè puntavano più sull’attività sessuale).

In particolare, erano gli uomini quelli che pianificarono l’appuntamento, controllavano il dominio pubblico (cioè aprendo le porte, controllando i luoghi e scegliendoli) e iniziavano il contatto sessuale. Le femmine erano molto più interessate al dominio privato (ad esempio l’aspetto). Questo studio degli anni 90 dimostrava che le persone hanno un quadro chiaro di come si svolge un appuntamento e quali comportamenti dovrebbero verificarsi.

 

Gli stereotipi di genere

Ricerche più recenti hanno cercato di determinare in che modo gli script (copioni) di appuntamento influenzano il comportamento degli individui quando entrano in una relazione. In uno studio condotto da McCarty e Kelly (2015), i ricercatori hanno esaminato un campione di 176 studenti universitari del Midwest che dovevano leggere stereotipi di genere (situazioni conformi alla normalità), contro-stereotipati di genere (azioni fuori la conformità di genere) o vignette egualitarie, su una coppia ipotetica. I ricercatori hanno previsto che i partecipanti valuterebbero gli obiettivi di un appuntamento stereotipate di genere come più appropriate, più calorose e competenti di quelle contro-stereotipati di genere.

I copioni usati negli appuntamentiI comportamenti raffigurati nelle vignette ugualitarie erano stati manipolati. Nella condizione stereotipica di genere, il maschio era impegnato in sette comportamenti cavallereschi, aiutare a uscire dall’auto, porgere la sedia per sedersi, pagare il conto, ecc. Nella condizione contro-stereotipata di genere, la donna si comportava si cimentava nei comportamenti cavallereschi (eccetto tirare fuori la sedia e offrendo una giacca, in modo da non destare il sospetto della manipolazione).

I risultati hanno supportato le ipotesi dei ricercatori e hanno dimostrato che gli appuntamenti stereotipati di genere sono stati valutati in modo più positivo rispetto agli incontri contro-stereotipati. L’uomo in scenari di incontri e appuntamenti egualitari e contro-stereotipati di genere è stato valutato negativamente in termini di calore, competenza e appropriatezza, pertanto, è stato dimostrato che gli uomini dovrebbero svolgere un ruolo specifico in un appuntamento e quando la sceneggiatura, il copione viene stravolto, le percezioni di loro non sono così favorevoli.

 

Conclusione

La ricerca presentata qui dimostra che quando si tratta di incontri in relazioni eterosessuali, ci basiamo ancora su copioni che differiscono ampiamente per maschi e femmine. Questi copioni dovrebbero continuare a essere esplorati, specialmente per quanto riguarda il modo in cui le nostre percezioni di ciò che dovremmo fare in un appuntamento si riferiscono o differiscono dal nostro comportamento effettivo in un incontro. Posso dire che molte azioni sono di ben oltre il semplice gesto cavalleresco dell’uomo, in quanto i copioni usati da ambedue le parti possono provocare illusioni e aspettative, possono far trasparire una falsità di carattere, portare ad attirare sempre i medesimi individui. Quante volte ci sentiamo dire (o magari anche tu lo hai detto): “perchè trovo sempre i soliti personaggi nella mia vita?”. Forse il copione presenta atteggiamenti o una recitazione che attrae determinati individui, quindi c’è un errore nella sceneggiatura, nel recitare un ruolo nei primi appuntamenti.

Riferimenti

McCarty, MK, & Kelly, JR (2015). Percezioni del comportamento di datazione: il ruolo del sessismo ambivalente. Ruoli sessuali, 72 (5-6), 237-251.

Rose, S., & Frieze, IH (1993). Scritture di incontri contemporanei di giovani single.Ruoli sessuali, 28 (9), 499-509.

Appuntamenti: Cosa accade nei primi incontri?

Non sembra, ma ciò che accade nei primi appuntamenti determinano ciò che sarà una futura relazione. C’è uno studio reciproco inconscio e una serie di rituali negli individui per poter piacere e capire con chi stanno interagendo.

I giorni che si susseguono nei primi appuntamenti determinano ciò che sarà una futura relazione, con i faccia a faccia ogni individuo ha l’opportunità di imparare di più sull’altro e determinare se c’è abbastanza intesa per perseguire la conoscenza.

La ricerca suggerisce che la comunicazione che avviene nei primi appuntamenti gioca un ruolo importante nella formazione delle relazioni romantiche (Bosson, Johnson, Niederhoffer, & Swann, 2006). I Primi apputamenti sono molto più di un semplice modo per conoscere punti di base sul tuo potenziale partner, è un momento in cui cerchi segnali di interesse verso te, e a loro volta, comunicano il tuo interesse.

Differenze di genere

Le differenze di genere sono ancora prevalenti in molte interazioni nei primi appuntamenti, ad esempio, alcuni studi hanno dimostrato che le donne sono più selettive degli uomini quando si tratta di scegliere un partner o incontrare un potenziale partner (Kurzban & Weeden, 2005).

Molte delle differenze osservate tra maschi e femmine durante i primi appuntamenti sono il risultato di “copioni sessuali”. Questi copioni danno alle persone il controllo su una situazione, ottenendo come risultato di consentire loro di cadere in risposte modellate (Rose & Frieze, 1993). Questi copioni spesso mettono gli uomini in un posto di relativa autorità durante il corteggiamento (Guarerholz & Serpe, 1985).

Nel discutere gli scenari tipici del primo appuntamento, Rose e Frieze (1993) hanno notato il verificarsi della stereotipazione di genere: il copione delle donne sono molto più reattive (cioè, valutano l’appuntamento), e gli uomini sono molto più proattivi (cioè, puntano sull’aspetto sessuale). In particolare, la loro ricerca ha mostrato che gli uomini erano in genere quelli che pianificavano l’appuntamento, controllano e tendono a dominare in pubblico e iniziano l’approccio sessuale. Le femmine tendevano ad essere più interessate al dominio privato (cioè alla loro apparenza) e dovevano presentare una risposta alle approcci sessuali.

Anche se i ruoli potrebbero cambiare, tali differenze di genere esistono ancora in gran parte delle persone nei primi appuntamenti. Eaton e Rose (2011), attraverso una rassegna di articoli pubblicati nel corso di 35 anni sulla rivista Sex Roles , fanno notare che esistono prove che dimostrano che gli stereotipi di genere rimangono prevalenti nei moderni incontri di appuntamenti.

Interpretazione del successo del primo appuntamento

In uno studio condotto con 390 partecipanti, incentrato sul comportamento interpretativo che tipicamente si verifica al primo appuntamento, sono state rilevate differenze di genere (Cohen, 2016). Il campione in questo particolare studio era prevalentemente femminile (75,4%), caucasico (61,8%) e tra 18 e 24 anni (72,3%).

Ai partecipanti sono state fornite 30 affermazioni che descrivono i potenziali comportamenti che i loro partner potrebbero mostrare in un primo appuntamento. Un esempio è “Ti abbraccia quando ti incontra”. Ai partecipanti è stato detto di valutare ogni comportamento su una scala Likert a cinque punti per ottenere la loro percezione di quanto il loro potenziale partner fosse attratto da loro. furono molto più selettivi, e potenzialmente giudicativi, sui comportamenti in un primo appuntamento. I maschi non permettevano che i comportamenti servissero come segnale che la partner era meno attratta da loro, mentre le femmine leggevano in molti dei loro comportamenti un’indicazione della loro attrazione per loro.

segnali negativi e positivi in un appuntamento

Segnali positivi

I risultati hanno parzialmente confermato dei precedenti di uno studio condotto da McFarland, Jurafsky e Rawlings (2013), in cui sia gli uomini che le donne avevano maggiori probabilità di segnalare un legame se la donna parlava di se stessa nel corso dell’appuntamento. Anche per quanto riguarda la conversazione le donne, in misura maggiore rispetto agli uomini, volevano creare e mantenere una vivace conversazione. Ciò potrebbe suggerire che molte donne si aspettano che l’uomo provi interesse dei loro argomenti, di loro stesse, durante l’appuntamento. In linea con questo punto di vista, le donne sentivano anche che quando un uomo pagava all’appuntamento, era un segnale che fosse attratto da lei.

Sembrava che i maschi usassero comportamenti di natura sessuale, come reindirizzare la conversazione sull’argomento del sesso, come segnale che che erano attratti dalla donna. Le femmine, d’altra parte, erano interessate alla discussione sul futuro del loro appuntamento. Le donne hanno anche usato il contatto fisico, come abbracci e baci alla fine dell’appuntamento, come indicazioni che erano attratte dall’uomo, un segno che gli uomini non sono gli unici a focalizzarsi sull’aspetto fisico.

Segnali negativi

Le donne consideravano molti comportamenti come segni negativi dell’attrazione del loro partner ipotetico nei loro confronti: ad esempio se le stringeva la mano indicava che non era attratto dalla donna. Un altro segno era che se alla fine della serata nel salutarsi evitava il contatto diretto. Le femmine consideravano negativamente la mancanza di partecipazione agli argomenti pur cercando di stimolarli.

Conclusione

È interessante notare che le differenze tra i sessi continuano ad emergere quando si tratta di incontri e corteggiamenti precoci, almeno nell’ambito delle relazioni eterosessuali. Anche se è improbabile che questi comportamenti cambino presto, notarli è utile, perché queste informazioni possono spiegare che cosa porta ad un primo appuntamento di successo. Questi risultati evidenziano anche l’importanza che maschi e femmine attribuiscono ai comportamenti che avvengono comunemente nei primi appuntamenti.

In un prossimo articolo parleremo dei copioni usati dagli individui per facilitare la conquista.

cosa accade ai primi appuntamenti

Riferimenti

Bosson, JK, Johnson, A., Niederhoffer, K., & Swann, W. (2006). Chimica interpersonale attraverso la negatività: legame condividendo gli atteggiamenti negativi sugli altri. Rapporti personali, 13 , 135-50.

Cohen, MT (2016). Non sei tu, sono io … no, in realtà sei tu: la percezione di ciò che rende un primo appuntamento di successo o meno. Sessualità e cultura, 20 (1), 173-191. doi: 10.1007 / s12119-015-9322-1

Eaton, AA, & Rose, S. (2011). La datazione diventa più egualitaria? Una revisione di 35 anni utilizzando ruoli sessuali. Ruoli sessuali, 64 (11/12), 843-862.

la gratitudine nella coppia è utile?

La gratitudine nella coppia è utile per sostenerci durante i periodi di difficoltà aumentando gioia e soddisfazione nel dare.

Ricordo anni fa di un amico, che dopo un incidente sugli sci di sua moglie, fu all’altezza della sfida di prendersi cura di lei, mi ricordo dei suoi racconti e di quanto fu per lui non sempre facile.

aiutare per amore o per obbligoIn questo articolo voglio affrontare la Gratitudine, cioè apprezzare ciò che fa il partner per l’altro e mostrarlo, quanto la cura verso il compagno/a di vita sia un collante alla coppia o un fattore critico che porta a vivere male per entrambi la situazione di una malattia, una disabilità, giunta all’interno della coppia, nel nucleo familiare. Ricordo anni fa di un amico, che dopo un incidente sugli sci di sua moglie, fu all’altezza della sfida di prendersi cura di lei, mi ricordo dei suoi racconti e di quanto fu per lui non sempre facile, ricordo che ha vacillato tra gratitudine e frustrazione per tenere la forza e la costanza di prendersi cura di sua moglie. Su questo ricordo ho deciso di affrontare l’argomento in oggetto, in quanto ho letto pochi giorni fa che uno studio suggerisce che la gratitudine nella coppia è utile per sostenerci durante i periodi di difficoltà aumentando gioia e soddisfazione nel dare. Non è stato facile per il mio amico, Le nostre relazioni intime sono una parte importante di una vita significativa. Ma cosa succede quando qualcuno che amiamo è malato o sta attraversando un periodo molto difficile, e siamo chiamati ad essere un aiuto ancora più forte e presente?

La custodia, la cura di qualcuno può essere una sfida, è particolarmente difficile quando i loro bisogni sono frequenti e a lungo termine. Un partner può sentirsi obbligato ad aiutare e farlo può portare poca gioia o senso di frustrazione, rendendo difficile da sostenere. E può essere altrettanto stressante per chi riceve assistenza.

In che modo le coppie possono migliorare questa dinamica?
Una nuova ricerca suggerisce che ciò che motiva le persone ad aiutare è cruciale e che la motivazione è influenzata sia dalle loro interazioni con la persona di cui si prendono cura che dalla vita al di fuori del rapporto di coppia.

Perché aiuti?

I ricercatori che studiano la motivazione identificano due tipi fondamentali:
la motivazione autonoma o intrinseca, quando fai qualcosa perché ti porta gioia, soddisfazione o significato.
La motivazione controllata o estrinseca, quando fai qualcosa per lealtà o perché ti sentirai colpevole se non l’hai fatto.
In ogni caso, finisci per aiutare, ma la motivazione autonoma si sente meglio e porta a risultati migliori.
Negli studi sulle situazioni d asssistenza come il mio amico, i ricercatori hanno scoperto che chi prende cura con una motivazione intrinseca per aiutare i loro partner malati si sentivano più felici, più soddisfatti della loro relazione e meno angosciati dall’assistenza e meno inclini allo sfinimento di quelli che aiutavano per senso del dovere. È interessante notare che anche il partner curato sembrava beneficiare: erano più soddisfatti della loro relazione e, in alcuni casi, sentivano un maggiore sollievo dal dolore.

la gratitudine nella coppia

Perché le motivazioni interne degli aiutanti influirebbero sui loro partner? Sara Kindt, uno dei coautori di questi studi, dice che ha a che fare con il modo in cui la motivazione influenza la capacità di risposta dei caregiver nei confronti del loro partner.

“I partner motivati ​​autonomamente sono più aperti, curiosi e sinceramente ricettivi alle preferenze e alle esigenze dei partner”, afferma. “Al contrario, la motivazione di aiuto controllata di un partner potrebbe essere associata a reagire in modo più restrittivo e meno reattivo.”

In un recente studio condotto da Kindt e dai suoi colleghi, le coppie – in cui un membro soffriva di una condizione dolorosa chiamata fibromialgia e l’altra era un frequente questionario compilato quotidianamente dai caregiver per due settimane. I caregivers hanno riferito su cosa li motivava ad aiutare i loro partner, se pensavano che i loro partner fossero riconoscenti e in che misura aiutarli a mantenere gli obiettivi personali di quel giorno, come mantenere i rapporti con gli altri, godersi il tempo libero, lavorare o prendersi cura di la propria salute

I ricercatori hanno scoperto che nei giorni in cui i caregiver percepivano più gratitudine dai loro partner, la loro motivazione ad aiutare era significativamente più autonoma. Era meno autonomo quando si sentivano ostacolati nel realizzare i loro obiettivi, probabilmente non c’era da sorprendersi. Tuttavia, percepire la gratitudine ha avuto anche effetti riporti, rendendo i caregiver più intrinsecamente motivati ​​ad aiutare il giorno successivo. I conflitti con obiettivi personali non hanno avuto tali effetti di riporto.

“La gratitudine è una cosa potente”, dice Kindt. “Come il titolo di un articolo di Adam Grant suggerisce, ‘Un piccolo ringraziamento va molto lontano.”

gratitudine e amore
Superare battaglie con amore: Dan, 43 anni, e Jennifer Digmann, 41 anni, sono sposati da 10 anni. A Dan è stata diagnosticata una sclerosi multipla recidivante-remittente nel 2000, mentre a Jennifer è stata diagnosticata nel 1997 una SM recidivante-remittente che è stata riclassificata a SM secondaria-progressiva.

Come dare e ricevere

Cosa potrebbe significare questo per le coppie che attraversano momenti difficili? Secondo Kindt, aiuta a dimostrare che preservare una relazione positiva durante il caregiving è importante per il benessere sia dei familiari che dei riceventi di cure, e che dare e ricevere gratitudine potrebbe essere la colla che aiuta a farlo.
Tuttavia, potrebbe essere difficile sentirsi grati quando sei dolorante o ti senti giù. Alcune frasi che ricordo del mio amico erano proprio la sensazione di scarso apprezzamento della sua moglie. Lei si scusava spesso, dicendo che quando provava più dolore o incapacità nel reagire non solo fisicamente ma anche psicologicamente, lo trattava male o gli dava dell’incapace di capirla, sostenendo che suo marito non stava anticipando i suoi bisogni come poteva o stava cercando di ottenere lo scopo facendo il minimo.

Non puoi forzare la gratitudine, altrimenti, può sembrare più un’espressione di indebitamento, che non comporta gli stessi benefici di un’autentica gratitudine. E, se altre persone riprendono la nostra ambivalenza, potrebbe essere difficile per loro accettare la nostra gratitudine come reale.

In questi momenti, forse sarebbe utile riconoscere la nostra difficile situazione e provare la scrittura espressiva, che può essere un buon modo per esplorare emozioni dolorose – come delusione, tristezza o rabbia – e trovare più compassione per noi stessi e gli altri. Ciò potrebbe aprire la porta a emozioni più positive, come la gratitudine.

Sottrazione mentale delle relazioni:
Come apprezzare una persona amata immaginando la tua vita senza di loro

D’altra parte, potremmo anche ringraziare comunque e sperare che diventi più facile col passare del tempo. Gran parte della ricerca sulla gratitudine implica che alle persone venga detto di concentrarsi sulle loro benedizioni, indipendentemente dal fatto che le loro vite stiano andando bene o meno, continuando a essere più felici, più sani e più soddisfatti nelle loro relazioni.

Ma ringraziare non significa molto se il ricevente è chiuso, schivo, restio a ricevere il ringraziamento. Mentre la gratitudine è difficile da sentire a volte, può anche essere difficile da assorbire. Kindt dice che è importante che le persone ricevano grazie a riconoscerlo e riconoscerlo. Altrimenti, potrebbero perdere l’aspetto gioioso e gratificante di prendersi cura di un altro: “Le coppie possono trarre beneficio dall’esprimere più gratitudine, ma anche dall’imparare a prestare attenzione e fare assegnazioni positive quando gli sposi esprimono gratitudine nei loro confronti”, afferma. In questo caso, un’attribuzione positiva significa riconoscere che il ringraziamento di un partner è un’espressione del loro amore e apprezzamento.

Dati i potenziali benefici della gratitudine, potrebbe essere una buona idea per le coppie di praticarla regolarmente, indipendentemente dal fatto che il loro rapporto sia stato messo alla prova dalle difficoltà. Potrebbe aiutare a tamponarli quando arrivano tempi duri, il che è probabile che si verifichi in qualsiasi relazione a lungo termine.

“Quando il mio partner mi ringrazia per le piccole cose che faccio, come cucinare la cena, sento che rende l’attività di cucina, che non sempre mi piace, meno di un peso”, dice Kindt. “La gratitudine può essere ancora più importante nelle relazioni a rischio o in una situazione difficile”.

ringraziare per gratitudine